Conte Vittorio Amedeo Filiberto Costa, Vicerè di Sardegna ( 1755)
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Stemma Regno di Sardegna ( Dinastia dei Savoia) | |
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Stemma dei Conti Costa della Trinità |
Vittorio Amedeo Filiberto Costa
(Torino 1698 - Torino 2 maggio 1777)
Conte di
Trinità, Signore di Carrù,Arignano, Polonghera, Borgaro Cornalense, Fortepasso,
Malpertusio e Val di Cosso, cedette il feudo di Arignano alfratello minore
Carlo Maurizio, investito dei feudi paterni il 30 giugno 1733, Signore di
Castelletto e Saleggio con Vald’Ussone per Sentenza della Regia Camera dei
Conti di Torino emessa in data 17 ottobre 1753 (con cui furonoriconosciuti ai Costa
i diritti di successione su quelle terre in virtù della discendenza dagli
Scarampi del Cairo,mettendoli in possesso dei tre feudi che costituivano 1/4
dell’intera Signoria del Cairo), investito il 13 giugno 1758, Nobile di
Chieri, Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro dal 15 giugno 1751,
nominato Cavalieredell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata con Brevetto
del 4 dicembre 1763.
Pur non costituendo un esempio isolato fra le famiglie nobili
piemontesi del tempo, la carriera militare rappresentò nella famiglia
Costa, per varie generazioni, un cursus honorum modello, tanto
da risultare un caso eccezionale anche per il Piemonte. Da Giorgio
Maria, generale maestro di campo di Emanuele Filiberto e colonnello di
Carlo V, al nipote Francesco Maria, colonnello di Carlo Emanuele I morto
nell'assedio di Alba, al figlio Girolamo Maria maresciallo generale di
campo di Carlo Emanuele II. Lo stesso padre del C. fu generale di
battaglia di Vittorio Amedeo II e mori a soli trentaquattro anni nel
1712, lasciando numerosi figli. Non stupisce quindi che tre di essi
abbracciassero la carriera militare, dopo aver frequentato i corsi
dell'Accademia militare, fondata a Torino dalla seconda Madama Reale
Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Oltre al C., infatti, anche
il fratello Carlo Maurizio,
detto il conte di Arignano, combatté sotto Carlo Emanuele III come
maggiore generale e fu governatore di Cuneo nel 1755, anno della sua
morte. L'altro fratello Luigi, balivo
dell'Ordine di Malta, combatté a lungo nel Mediterraneo nella marina
dell'Ordine. Maggiore generale nel 1761, fu anch'egli come il Conte Vittorio Costa., e a
volte per questo confuso con esso, viceré di Sardegna nel 1763,
governatore di Pinerolo e ispettore generale della cavalleria nel 1767,
tenente generale nel 1771.
Il Conte Vittorio Costa, iniziò la carriera militare
durante la guerra di successione polacca, levando a proprie spese un
reggimento provinciale del quale ottenne da Carlo Emanuele III il
brevetto di colonnello, nei primi mesi del 1734. Il 1º ag. 1734 venne
nominato colonnello del reggimento di Lombardia e prese parte alla
battaglia di Guastalla. Al termine della guerra il reggimento fu sciolto
e il Conte Vittorio Costa. rientrò a Torino.
Già unitosi in matrimonio con Anna
Caterina Piossasco di None, perse il 26 nov. 1736la giovane moglie,
morta di parto dando alla luce un figlio maschio, Paolo Girolamo, che
ereditò in seguito il titolo e il patrimonio. Il 17 febbr. 1738 il Conte Vittorio Amedeo Filiberto Costa della Trinità.
sposava a Torino Clara Anastasia di Valesa, dalla quale ebbe Vincenzo
Giuseppe, detto il conte di Polonghera, anch'egli militare, Maria Anna,
Giuseppe Ludovico, Maria Geltrude.
La nuova entrata in guerra di
Carlo Emanuele III in favore della successione di Maria Teresa d'Austria
vide il Conte Costa. fra i protagonisti delle dure campagne militari. Partecipò
alla battaglia di Camposanto l'8 febbr. 1743. L'anno seguente fu
nominato brigadiere generale, quindi maggiore generale nel 1745, tenente
generale nel 1749. Partecipò alla riconquista di Asti nel 1746 e alla
liberazione di Alessandria. L'anno seguente invece comandò il corpo
avanzato di spedizione in Val di Stura e fino al 1749 combatté i
tentativi francesi di invasione lungo il litorale e il retroterra
nizzardi.
Governatore militare di Nizza nel 1749 il Conte Costa., in
ricompensa dei suoi servizi, venne creato il 15 giugno 1751 cavaliere
dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. A coronamento della sua
brillante carriera militare pochi anni dopo, con lettere patenti del 25
apr. 1755, venne nominato capitano generale e viceré di Sardegna,
giungendo nell'isola, a Cagliari, il 24 maggio 1755.
A poco più di
trent'anni dalla conquista dell'isola, infatti, la carica di viceré
restava ancora legata per i Savoia alla funzione prevalentemente
militare dell'ufficio e destinata quindi ai membri e agli esponenti più
in vista dell'antica nobiltà militare piemontese. E ciò soprattutto
perché il governo riconosceva i pericoli insiti nel nuovo dominio, dallo
scarso attaccamento della popolazione verso la nuova dinastia ancora
estranea, all'influenza dell'alta e media nobiltà isolana, sempre legata
alla Corona di Spagna, e al sempre presente pericolo delle incursioni,
che, quasi ogni anno, muovevano dalle vicine reggenze barbaresche. Non
stupisce quindi il fatto che per tutto il Settecento la carica di viceré
fosse appannaggio delle alte cariche militari della nobiltà piemontese,
come i baroni di Saint-Rémy e di Blonay o i conti d'Apremont, della
Trinità, di Bricherasio o i marchesi di Cortanze, di Castagnole, di
Rivarolo, di Santa Giulia.
Il triennio del viceregno del Conte Vittorio Amemdeo Filiberto Costa., pur
senza avvenimenti di particolare rilievo, merita di essere segnalato per
alcuni aspetti particolari. Già all'atto della nomina infatti il Conte Costa.
ricevette, con carta reale del 12 apr. 1755, un ampio regolamento sugli
uffici e le cariche dell'isola, al fine di evitare il ripetersi di
conflitti di competenza come quelli avvenuti nel triennio precedente,
sotto il viceregno del conte di Bricherasio, quando si erano verificati
numerosi attriti fra lo stesso viceré, e l'intendente generale conte di
Calamandrana. Per appianare tali conflitti il sovrano era stato
costretto all'invio di due commissari regi, i mastri uditori della
Camera dei conti Cauda e Curlando. Sicché sia nella scelta del nuovo
viceré sia nelle istruzioni dategli Carlo Emanuele III procurò che il Conte Costa.
appianasse tutte le divergenze nate tra i vari ufficiali ed evitasse
nel suo triennio il ripetersi di tali incidenti.
Tra i gravi
problemi che affliggevano l'isola in quegli anni uno dei più seri era
quello dato dal basso incremento della popolazione, già molto scarsa,
con una densità, all'inizio della dominazione sabauda, di dodici
abitanti per Kmq. La stessa scarsa conoscenza delle cause del fenomeno
aveva ingenerato, sia a Torino sia a Cagliari, la diffusa convinzione
che il rimedio più opportuno fosse quello della creazione di nuove
colonie. In realtà se in due o tre casi, come quelli delle colonie
nell'isola di San Pietro o in Montresta i risultati erano stati
positivi, spesso tali progetti e iniziative fallivano. Lo stesso Conte Costa.
quindi avvisava la corte di Torino che molte delle proposte che "si
facevano per l'introduzione di altre colonie nell'isola erano di assai
scarso realismo e non misuravano i notevoli ostacoli che le votavano al
fallimento. Egli stesso proponeva quindi che una parte degli aiuti
destinati a tale scopo venissero utilizzati per favorire nuovi matrimoni
fra la popolazione residente, essendo assai diffusa la consuetudine dei
matrimoni in età matura, dopo il trentesimo anno, dovendo i giovani
procurarsi "di buoi e attrezzi agricoli, la sposa il letto e i domestici
utensili". Egli proponeva quindi l'istituzione di doti gratuite, da
distribuirsi annualmente, per favorire i matrimoni fra i più giovani.
Anche se accolta favorevolmente a Torino, tale proposta non ricevette
applicazione che alla fine del secolo, quando Vittorio Amedeo III
istituì l'assegnamento di ventiquattro doti di 60 scudi l'una sulla R.
Cassa. In realtà la vera causa dello scarso incremento della popolazione
sarda in quell'epoca era da attribuirsi in gran parte alla malaria e
all'altissima mortalità infantile. Secondo i dati forniti da Giuseppe
Maria Incisa Beccaria, arcivescovo di Cagliari (1800-1810, cfr. Ciasca,
p. 9) nel decennio 1766-76 nelle parrocchie di Cagliari moriva in media
il 41,3% della popolazione fra uno e sette anni e nelle parrocchie di
Sassari moriva il 45,83% della popolazione fra uno e sette anni.
Allo
scadere del triennio il Conte Vittorio Amedeo Filiberto Costa., ritornato a Torino, fu nominato governatore
di Tortona l'11 luglio 1758 e l'anno seguente governatore di Novara.
Rientrato a Torino entrò a far parte della corte con la nomina a gran
maestro della Casa reale, il 27 sett. 1763. Pochi mesi dopo ottenne il
cavalierato dell'Ordine supremo della SS. Annunziata. Morì a Torino,
nella parrocchia di S. Giovanni Battista, il 2 maggio 1777.